Ubuntu 10.04 riduce il tempo di boot


Ubuntu 10.04 Alpha 1 è stata rilasciata la settimana scorsa senza novità eclatanti, ma con un alcune modifiche importanti come la rimozione di HAL.

Nonostante in qualche caso le prestazioni non siano ancora esaltanti il tempo di boot per i netbook è sceso dai 59 secondi della 9.10 ai 24 secondi di questa alpha su un Dell mini 9. Con un Samsung NC10 si passa da 55 secondi a 23 secondi.

Presto entreranno anche le patch che fanno già parte del progetto Moblin 2 e che consentiranno di ridurre maggiormente i tempi della fase di boot. Lo scopo prefissato è quello di arrivare ai 10 secondi su una distribuzione con installazione standard.

Via | Phoronix

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Open source verso il 2010

Il 2009 per il software libero è stato sicuramente un anno di successi la cui bandiera viene portata in alto anche dalle vendite di netbook con Linux preinstallato.

Ma cosa accadrà nel 2010? Secondo alcuni studi il software libero verrà sempre più preso in considerazione dalle aziende quando si dovrà effettuare una scelta per una determinato software e quindi non farà che portare nuovi utenti in questo bacino.

Una delle novità per gli utenti sarà sicuramente Gnome 3.0 anche se arriverà solo in autunno, ma certamente si prospetta un anno ricco di opportunità. secondo voi come andrà il 2010 rispetto al 2009 non solo per le aziende, ma anche per gli utenti?

Foto | gutter
Via | NetworkWorld

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Come viene gestito il kernel linux

Con il passare del tempo il lavoro dei programmatori principali è diventato quello di gestire le patch che arrivano da più parti e dirigere i lavori. In questo video si vede nel dettaglio come funziona l’inclusione di una nuova patch e, nel finale senza commenti, come il procedimento possa essere veloce.

Il tutto utilizzando i classici strumenti da terminale come patch, quilt, git, mutt, vim ed altri che a volte qualcuno tende a denigrare marchiandoli semplicemente come “old school”…


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Goolge e Facebook e gli url abbreviati


Goo.gl e Fb.me sono gli indirizzi dei due servizi di abbreviazione URL lanciati rispettivamente da Google e Facebook, che dunque quasi simultaneamente hanno deciso di utilizzare un’applicazione interna invece di servizi già molto famosi come TinyURL e Bit.ly.

Sia Goo.gl che Fb.me in realtà non sono utilizzabili almeno per il momento per creare semplicemente un link partendo da un altro collegamento in proprio posseso, ma il loro utilizzo è possibile esclusivamente attraverso le applicazioni Google come la Toolbar e Feedburner. Stesso discorso anche per FB.me, aprendo il quale si viene reindirizzati alla homepage di Facebook ma che viene usato dal social network per creare URL brevi nella propria versione mobile.

Via | Web Crawler

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Nexus One: il Google Phone


Da ieri le immagini di Nexus One – il presunto nome in codice di Google Phone, il telefonino “brandizzato” da Google che dovrebbe fare la sua apparizione nel 2010 – stanno monopolizzando le discussioni tecnologiche della rete: che si tratti di un fake oppure no, qualcosa si sta effettivamente muovendo. Tant’è che la notizia è stata ripresa anche dai colleghi di Mobileblog.it e nelle ultime ore ci sono stati altri avvistamenti.

Con uno dei soliti interventi “fumosi” che caratterizzano le esternazioni dell’azienda, Google ha smentito l’ufficialità degli scatti, pur ammettendo che il device esista: in sostanza il passaparola sta generando un hype simile a quello che ha preceduto l’annuncio dell’iPhone e non mi stupirei se la forma definitiva di Nexus One fosse diversa dalle immagini che girano sul web.

L’unica certezza è che il Google Phone sarà lanciato, prima o poi: i rumor identificano in HTC il produttore dell’hardware e il sistema operativo sarà ovviamente Android, che è basato sul kernel di Linux. Ma Google non ha esitato a pubblicare qualcosa: visitando una pagina sul sito di Android è possibile raggiungere la demo (per il pubblico dura una frazione di secondo, poiché riservata ai dipendenti) di un gioco per Nexus One.

Via | TechCrunch

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YouTube introduce finalmente VEVO


Sono passati esattamente 8 mesi da quando YouTube aveva accennato alla futura creazione di VEVO, una piattaforma interamente dedicata ai video musicali: inizialmente il progetto includeva soltanto Universal Music Group – che su YouTube contava già diversi canali ufficiali, tra distribuzione e artisti – ma prima dell’inaugurazione si sono aggiunti anche Sony Music Entertainment ed EMI.

Nelle scorse settimane avevo notato che proprio i gruppi e i solisti dell’etichetta Sony avevano impostato come “privati” i video presenti su YouTube: non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale da parte della piattaforma, né della major (e Universal non ha fatto altrettanto) — eppure anche i video guardabili dall’Italia non erano più raggiungibili. È possibile che la spiegazione sia nel lancio di VEVO, che parimenti non è raggiungibile dal nostro Paese.

Probabilmente a causa dell’intromissione della SIAE – decisamente ostile, anche a livello di partnership, su questo genere d’iniziative – l’unico modo per accedere liberamente a VEVO dall’Italia è attraverso il canale predisposto su YouTube (dove pure i video della Sony BMG sono tornati fruibili), che però difficilmente avrà le stesse funzionalità del nuovo sito testé presentato agli utenti.

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Schermo nero della morte, Black SoD


Nelle scorse ore sono apparse notizie riguardanti un possibile “Back Screen of Death” su Windows 7.

Dopo il login potrebbe capitare di vedere lo schermo nero, con una sola malinconica finestra di Explorer. La causa sarebbe uno degli aggiornamenti Microsoft mentre, a quanto pare, solo Prevx ha rilasciato una patch gratuita che dovrebbe risolvere il problema.

Non ho usato a caso il condizionale, perchè anche controllando su siti americani, il tutto appare ancora fumoso ed in forse. Per una volta giriamo la domanda a voi: vi è mai capitato negli ultimi giorni di registrare casi di Black Screen Of Death? Avete una immagine del vostro Schermo Nero della Morte?

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Plymouth esordir e’ su Lucid Lynx


Sembra che l’Odissea di Plymouth su Ubuntu sia destinata ad approdare a destinazione con Lucid Lynx: già prevista per Karmic e successivamente posticipata a data da definirsi, l’implementazione (salvo successivi ripensamenti) sembra ormai imminente.

Non mi sento neppure di biasimare la scelta di Canonical, perché l’uso del KMS è subordinato alla disponibilità del supporto nei driver esistenti – benché Plymouth possa sfruttare anche il framebuffer – e questi consentono l’utilizzo della feature solo in via sperimentale. Tant’è che Fedora ha dovuto introdurre il supporto ad alcuni driver incompleti.

Che la strategia attendista di Canonical sia plausibile o, meno è ufficiale che Plymouth sostituirà USplash nella prossima release: un aspetto che mi lascia comunque perplesso è la coesistenza con XSplash che, introdotto con Ubuntu 9.10, non sarà rimosso in Lucid Lynx. Insomma, forse il rischio è quello che si “esageri” con le fasi di transizione grafica che portano all’effettivo login sul sistema.

Fonte:
OssBlog

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Lucid Lynx 100 paper cuts


Lanciato per la prima volta durante lo sviluppo di Ubuntu 9.10, anche in Lucid Lynx ci sarà spazio per il progetto “100 paper cuts“.

100 paper cuts vuole identificare 100 punti in cui la user experience degli utenti rivela problemi e trovare un sistema per risolverli. Si tratta di solito di piccole noie la cui risoluzione è facile e che semplificano l’usabilità del sistema.

Qualcosa con cui di solito un utente si imbatte già nella prima giornata d’uso della distribuzione. Un’ottima scelta questa soprattutto per Lucid Lynx che essendo LTS dovrà supportata per un periodo più lungo.

Via | Launchpad

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Inviti Google Wave Gratis!


Adesso ne sono sicuro, Google ci osserva! Paranoie a parte, una singolare coincidenza ha fatto sì che ieri trovassi nella mia ‘Inbox’ un messaggio che mi avvertiva del fatto che avrei potuto invitare 13 persone nel nuovo servizio di ‘big G’.

Capterstux ha deciso così di assegnare questi 13 inviti a voi utenti e lettori.

Non dovete far altro che lasciare un messaggio qui sotto, indicare il vostro indirizzo e-mail ed attendere con pazienza: il prima possibile vi inviterò in Google Wave e, nei tempi che il colosso di Mountain View riterrà più opportuni (dicono di non abilitare in maniera istantanea gli inviti perché oberati di lavoro), avrete la vostra chiave d’accesso al servizio Web più chiacchierato del momento.

Nel frattempo, volevo riportarvi un paio di applicazioni per Wave segnalate dal sito Internet Make Tech Easier in un suo pezzo. Vi torneranno senz’altro utili (sempre che sarete tra i fortunati che si aggiudicheranno gli inviti):

* Waver: una sorta di client desktop per Google Wave sviluppato in Air. Presenta un’interfaccia più compatta rispetto al vero Wave e, nonostante possa risultare ancora un po’ acerbo, sembra funzionare davvero bene.

* Waveboard: client Google Wave per Mac e iPhone. Sotto il punto di vista del’interfaccia utente, non presenta grosse differenze con il servizio Web ma gode di tante funzionalità avanzate (es: drag and drop dei file da allegare nei wave e nuove scorciatoie da tastiera) e di un sistema di notifiche simile a quello di ‘Growl’.

A questo punto, non vi rimane che commentare il prima possibile per aggiudicarvi gli inviti. E se siete voi ad essere in possesso di inviti per Google Wave, non esitate a condividerli con gli altri amici sempre attraverso i commenti qui sotto.

Dobbiamo entrare tutti nella ‘grande onda’!!!

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